È Todi il fulcro, nel XIII sec., dell'attività letteraria del celeberrimo scrittore Jacopo De' Benedetti, noto come Jacopone da Todi.
Autore di mirabili laudi in latino volgare, marcò la propria produzione letteraria di un fortissimo spiritualismo: nei suoi scritti emergeva l’amore caritatevole, l’intransigenza morale e spirituale, quel divario dicotomico tra umano e divino che lo condussero ad atteggiamenti pessimistici, perpetuando una visione fatalistica della natura carnale e corrotta dell’uomo terreno.
Lo scrittore, appartenente all’ordine francescano spirituale, morì a Collazzone nel 1306: le sue reliquie vennero depositate, durante l’episcopato di Angelo Cesi nel XVI sec., nel tempio di san Fortunato, ai piedi del quale, nel 1930, lo scultore Geminati edificò l’ancora oggi presente pregevole bronzo commemorativo.
Educare, guidare l'uomo a perseguire l’iter mentis in deum, questo il motore primo che governava l’animo del poeta tuderte; chi non ricorda il lamento di straordinaria intensità emotiva, quel dialogo pietoso dello Stabat Mater intitolato Donna del Paradiso:
"O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio!
Figlio, chi ti dà consiglio
Al cor mè angustïato?
Figlio occhi iocundi,
figlio, cò non respundi?
Figlio, perché t’ascundi
Al petto o' si lattato?"